LA NUOVA SFIDA DELL'OBIEZIONE DI COSCIENZA
Il diritto ad obiettare al militare in Italia ha compiuto 40 anni, essendo stato riconosciuto per la prima volta dalla legge 772 del 15 dicembre 1972.
La scelta di non riconoscersi nelle forze armate, e di dichiararsi contrari all'uso personale e collettivo delle armi, si esplica in molte forme di azione, la piu' conosciuta delle quali ha riguardato nell'arco di oltre trent'anni (dal 1972 al 2005, quando è stato poi abolita la leva obbligatoria) oltre 800.000 giovani: si tratta dell'assolvimento degli obblighi di leva, e del dovere costituzionale di Difesa della Patria, tramite lo svolgimento di un servizio civile alternativo a quello militare.
Ma l'azione sociale, civile e politica di un obiettore di coscienza non si esaurisce con la scelta di svolgere il servizio civile, e include tanti altri aspetti (molti dei quali di applicazione quotidiana) non meno importanti, culturalmente non meno rivoluzionari e politicamente non meno incisivi.
Sarebbe del resto un controsenso se un convincimento così serio e profondo, come quello che porta al rifiuto delle armi e al ripudio della guerra, si esaurisse in una scelta che ha riguardato solo alcuni mesi di vita, quelli che lo Stato chiedeva per l'assolvimento degli obblighi di leva, e sarebbe ben incompleta una obiezione di coscienza che riguardasse solo la popolazione sottoposta a tali obblighi, quella maschile, escludendo da una cosi importante lotta civile e politica il contributo femminile. E' quindi ora di dare al termine obiezione di coscienza il significato più largo e generale che merita, ed è in particolare quantomai opportuno parlare tanto di obiettori quanto di obiettrici al militare.
Ma cosa significa questo termine oggi?
In poche parole possiamo dire che essere obiettori di coscienza al militare vuol dire rifiutare la cultura e l'impostazione militare in ogni loro forma, ripudiare la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali o delle situazioni di crisi di qualsiasi tipo, e lottare per superare le ingiustizie e gli squilibri della società e del mondo contemporanei, lavorando per costruire una alternativa praticabile che vada ad incidere su quel modello di consumo e sviluppo che è causa della fame e dello sfruttamento dei quattro quinti della popolazione mondiale ed è alla base di molte guerre e conflitti.
L'abolizione della leva obbligatoria, con il passaggio a forze armate su base esclusivamente volontaria e professionale, chiama ancor di più gli obiettori di coscienza a rilanciare il ruolo di forte opposizione alle armi e alla guerra della propria scelta, per contestare il disegno che sta dietro alla creazione di un esercito di mercenari: l'utilizzo cioè delle Forze Armate non con meri compiti difensivi (come la nostra Costituzione e lo statuto dell'ONU prescriverebbero) ma per supportare le guerre assassine condotte ai quattro angoli del globo dai potenti del mondo, che utilizzano ormai la guerra come normale strumento di politica estera e come ordinario strumento di pressione per questioni di petrolio e di potere mascherate da "missioni umanitarie" o da interventi di "polizia internazionale". Il tutto con la benedizione delle lobby e delle multinazionali produttrici e venditrici di armamenti, che con la fine della guerra fredda sembrava dovessero rimanere clamorosamente disoccupate e invece mai come dal crollo del muro in poi hanno avuto motivo di incrementare a dismisura i propri traffici di morte, a partire dal conflitto in Iraq del 1991, fino a quello iniziato nel 2003 nello stesso paese, passando senza soluzione di continuità attraverso il Kosovo e l'Afghanistan.
Quindi i recenti ed attuali scenari internazionali e la progettata fine del servizio di leva obbligatorio (sia militare che civile) in Italia non solo non cancella il motivo di dichiararsi obiettori di coscienza e di operare come tali, ma anzi rende tale scelta quanto mai urgente e densa di obiettivi concreti.
La lotta che venne condotta oltre quarant'anni fa per istituire un servizio civile alternativo alla leva armata può essere oggi considerata una sfida vinta sul piano storico, politico e culturale: se la possibilità di effettuare questa scelta nel 1972 era considerata una sorta di concessione a pochi cittadini, etichettati come un manipolo di esaltati sovversivi e sottoposti a misure punitive quali la durata doppia rispetto al servizio militare, già alla fine degli anni ottanta (e ancor di più negli anni che sono seguiti fino ad oggi) si è arricchita di storiche conquiste legislative e di diritto (grazie soprattutto alle sentenze della Corte Costituzionale) e si è clamorosamente radicata nella società civile, arrivando a coinvolgere decine di migliaia di giovani ogni anno e diventando un tassello fondamentale per il funzionamento di migliaia di enti locali, strutture di assistenza, realtà di lavoro sociale e culturale di ogni tipo.
Oggi la sfida dell'obiezione di coscienza al militare passa attraverso nuove lotte, altrettanto rivoluzionarie e altrettanto disperate di quella che negli anni cinquanta e sessanta vedeva finire in galera chi rifiutava di vestire la divisa e di imbracciare un fucile, quando sembrava impossibile che lo Stato italiano potesse un giorno riconoscere quel rifiuto come un diritto soggettivo di ogni individuo. La dimensione collettiva e la carica politica che quel rifiuto assunse ebbero un ruolo dirompente, arrivando alla conquista di quel 15 dicembre 1972 di cui abbiamo festeggiato il quarantennale, ed è questo lo spirito con cui oggi obiettiamo alla "guerra infinita" della NATO e alla globalizzazione neoliberista che schiaccia nella miseria l'ottanta per cento del pianeta. Se oggi esprimere queste posizioni significa passare per pericolosi sovversivi che, per il fatto di opporsi alle scelte del Parlamento e del Governo, sono meritevoli di arresti e di processi per cospirazione, passeremo anche attraverso questo, come ci passarono fino a trent'anni fa coloro che infrangevano la legge rifiutando il servizio militare.
Per tutti questi motivi il sito www.obiezione.it, ad oltre 40 anni dal 15 dicembre 1972, continua ad aggiornarsi con materiali e contributi utili ad operare, oggi più che mai, come consapevoli obiettori ed obiettrici di coscienza al servizio militare.

Coordinamento romano Obiettori di Coscienza
Associazione Obiettori Nonviolenti
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